Concorso Fotografico
I partecipanti e i vincitori del concorso fotografico sui paesaggi della pianura bresciana.

Galleria Fotografica
una sequenza di fotografie raccontano la pianura bresciana con le sue ricchezze artistiche e culturali.

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La storia raccontata tramite questi video documentari si fanno apprezzare per la loro capacità didattica.

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Il Territorio

Passeggiando per la bassa Pianura Bresciana chi di noi si è mai chiesto come era il paesaggio di una volta e come è cambiato ai giorni nostri?
Lo scenario peculiare della Pianura Bresciana è costituito da alcuni particolari che spesso fuggono alla nostra attenzione, ma che comunque ci risultano famigliari.
Questi tratti tipici sono retaggio del passato e rievocando quest’ultimo è possibile ricordare come si presentava il territorio nei primi anni del secolo scorso se non ancor prima.
Se potessimo ritornare indietro negli anni guardandoci attorno noteremmo a livello ambientale, campi divisi in piccoli appezzamenti, separati da filari di alberi e serviti da una fitta rete idrica strutturata da canali, rogge, fontanili, ecc…
Questa organizzazione territoriale identificava la Pianura Bresciana a partire dal VI° – VII° secolo sino al XX° dominando il paesaggio agrario. Le campagne in quel periodo erano geometricamente divise in riquadri rettangolari, separati l’uno dall’altro da capezzagne (caédagne) e fossati, lungo filari di viti, olmi, aceri e soprattutto gelsi.

Una divisione detta “campi chiusi” è costituita da siepi ed alberature, che avevano il principale scopo di proteggere le sementi dal pascolo del bestiame e di segnare limiti giuridici ai confini delle proprietà, oltre che fornire foglie, frutti e legname.

Una delle piante che ha caratterizzato per diversi secoli il paesaggio agrario della bassa è il gelso di cui si ha memoria sin dal xv secolo ed è stato utile soprattutto la bachicoltura, infatti, meriterebbe un ampio spazio tutto suo in ogni zona importante della Pianura Bresciana.

Si dovrebbe reintrodurre la piantumazione dei gelsi in filari come avveniva un tempo, per ricreare almeno un angolo di paesaggio agrario scomparso; sarebbe come una sorta di risarcimento dovuto per doni che questo albero ha elargito agli uomini per diversi secoli.

Sono diventati vecchi, trascurati, dai fusti scavati, preda ogni estate di alcune avversità agricole che ne consumano le foglie, lasciandoli nudi e scheletriti anzitempo; questo è il triste destino del gelso la cui emarginazione è concisa con l’abbandono dell’allevamento del bacco da seta, quasi dimenticato del tutto, ha così segnato il tramonto di una civiltà e la fine di una tradizione.

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