Zenér
La néf de zenér l'engrassa 'l granér.

Febrér
I borghi della Pianura Bresciana con il loro ambiente tipico rurale e rievocativo.

Màrz
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Desèmbér - Dicembre

-Quand’ che piöf èl dé dè Santa Bibiana piöf quaranta dé e 'na setimanå

Quando piove a Santa Bibiana piove per quaranta giorni e una settimana


-Se’l fa bèl èl dé dè San Bibiana, fa bèl un mès e’na setimanå

Se c’è bello il giorno di San Bibiana, rimane bello quaranta giorni e una settimana


-Santa Barbara e San Simù lìberèm da le saète e dai trù, dal trù e da la saètå, Santa Barbara benedètå

Santa Barbara e San Simone liberami dalle saette e dai tuoni, dal tuono e dalla saetta, Santa Barbara benedetta.


Santå Lucia (Santa Lucia)


-La nòt dè Santa Lucia l’è la pö lòngå che ghe sia

La notte di Santa Lucia è la più lunga che ci sia


- Santa Lucia, ai bù la ròbå bèlä, ai catìf la carbunèlå

Santa Lucia ai buoni la roba bella, ai cattivi la carbonella


Èn pò dè storiå (Un po’ di storia)


Da quando il Calendario Giuliano (Papa Giulio II) fu riformato nel 1582 e subentrò per opera di Gregorio quello gregoriano (l’attuale) avvenne la cosiddetta “recessione degli equinozi”. Il solstizio di inverno, cioè l’inizio dell’anno a differenza del nostro cadeva il 13 Dicembre giorno di Santa Lucia e per questo proprio come oggi al 21 dello stesso mese le ore di buio superavano quelle di luce. Oggi il proverbio non è più valido ma il suo significato è rimasto immutato nei secoli per via del valore metaforico (l’attesa è paragonata alla lunghezza) che ha sui bambini.

Santa Lucia da Siracusa non è il vero nome della Santa siciliana tanto amata anche al nord, pare infatti che Lucia sia legato ad un nome dialettale affibiatole dal lux (luce), quando nel II secolo d.C. questa religiosa della nascente comunità cristiana siracusana fu uccisa e barbaramente deturpata con il cavo degli occhi; alcune immagini sacre del IV secolo la rappresentano vestita i bianco con due stiletti infilzati negli occhi, altre con un tegame in terracotta ove sono custoditi i suoi occhi. Nonostante Santa Lucia fosse cieca secondo il mito sincretistico pagano-cristiano riuscì a vedere ancora, grazie al suo mulo (Santa Lucia porta i doni montando il suo asino) che la guidava nella notte e grazie alle due arance (tonde come i suoi occhi) che in rarissime occasioni come ad esempio per celebrare la Santa venivano regalate ai bambini bresciani e qui chiamate portogài (in quanto sembra che questo agrume portato in Europa dai saraceni fu per la prima volta coltivato in Portogallo); proprio per questo fiorente mercato di agrumi si pensa che il mito di questa Santa si sia

Esteso molto anche in Regioni lontane dalla Sicilia come nella Lombardia Orobica (Bergamo, Brescia e Crema), in quella meridionale (Cremona) in quella occidentale (Mantova), in Trentino, nel sondriese e nel lecchese, in buona parte del Veneto, nel Friuli, nella Venezia Giulia, nel fèrmano (Marche) e ovviamente anche nel Siracusano e Ragusano (Sicilia).



-Desèmbèr, Santa Bibiana l'è amò 'n la tana, Santa Lucia la fa la spiå. A Nedàl, senša fàl

Dicembre, Santa Bibiana è ancora in tana, Santa Lucia fa la spia. A Natale senza fallo.



Nedàl (Natale)


-Dopo nedàl un pass dè Gàll

Dopo Natale un passo di Gallo

(Le giornate cominciano ad allungarsi)


-Se a San Sir nò ghè saró, per Nedàl nò falirò

Se a san Siro non ci sarò, per Natale non fallirò


Ültim d’è l’àn


-A San Silvèstèr, la foiàdå l’è söl manèster

A San Silvestro, la lasagna è sul mestolo


-Se per töt l’ann l’è stadå dürå, per San Silvèster ‘na gran figürå

Se per tutto l’anno è stata dura per San Silvestro una gran figura